Works

Bereshit

בראשית Bereshit (In principio)

 “Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l'asciutto». E così avvenne. Dio chiamò l'asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona”.

Il termine Pangea non può che riportare alle prime parole delle Bibbia, Bereshit (In principio) e al testo della Genesi. Quest'opera è una riflessione attraverso una scacchiera, i cui lati rappresentano le quattro direzioni, che simboleggia, da un punto di vista macrocosmico il mondo e da un punto di vista microcosmico la mappa dello spirito in continua evoluzione.

In questa installazione a parlare sono gli archetipi (formule primordiali, da archè=principio, typos=forma, immagine) che prendono voce nei miti, nelle favole, nelle leggende e che, giocando fra loro, hanno costruito la nostra Memoria Collettiva. L'artista mette in scena ciò che l'archetipo ha sempre recitato di nascosto, dietro le quinte dell'Umanità, alzando il sipario ci svela la sua potenza e la sconcertante contemporaneità. Anziché lasciarlo danzare nell'inconscio ne cattura l'essenza facendolo riaffiorare e interagire con gli elementi della Natura: pietra, terra, fuoco, vento, acqua.

Un valzer la cui pista da ballo sono caselle bianche e nere, luce e tenebre, vuoto e pieno.




Toscana

Questa serie parla di visioni, tra cipressi, vigne, querce e ulivi. Isolata e immersa nel verde delle colline toscane l'artista  abita gli elementi vitali,  la terra, le pietre, il cielo, le nuvole, la vite, il ciliegio... il vento e lo scorrere dell'acqua. In una dimensione intima, spirituale.

Terre d'acqua

In occasione dalla mostra per il Festival della Bonifica a Portogruaro nella Sala delle Colonne, l'artista ha creato un'opera sull'acqua.

L'installazione è un percorso che parte dalle acque, attraversa terre ed innesti. Incontra il lavoro dell'uomo e culmina in culle, la Creazione.

Le opere sono costruite con legno, gesso, cemento, tubi, carta, materiale di recupero del lavoro e della vita dell uomo.


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Sguardi

Lineamenti interrotti, occhi, labbra, espressioni. Volti disegnati a matita che a tratti sembrano rovesciare il punto di vista dell'osservatore. Siamo noi che li scrutiamo, oppure sono loro che ci guardano. Presenze, assenze, impresse su fogli di carta che sembrano prendere vita. Uno spazio vuoto che lentamente si riempie di ciò che diamo per scontato, ma che invece cerchiamo di continuo, uno sguardo.

(Andrea Pianigiani)


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Io saprò aspettarti

Immersa nell'acqua, sospesa, alla ricerca di un equilibrio fragile e precario, come del resto è l'uomo stesso da sempre in bilico tra anima e corpo, lavoro e natura, ragione e istinto, l'opera esplora il sé e l’altro da sé. Cerca l’integrazione fra consistenza terrestre e proiezione celeste, ovvero fra la materia e lo spirito. Vagare dunque, alla ricerca incessante della perfezione, compiendo errori che talvolta vanificano l’intento e il raggiungimento dello scopo. Questa è la condizione più autentica dell’essere umano: la dimensione del comprendere la compresenza dei diversi elementi, che anche se apparentemente in opposizione convivono e generano l’energia vitale. Innescano brucianti discese nell’ oscurità e sublimi trasmutazioni. Ricerca o fuga? Immersione o emersione? Dagli abissi dell’essere verso una consapevolezza compiuta, attraversano la semplice coscienza del proprio esistere. L'uomo, assetato di tutto, più di tutto, cerca nel tutto: passione, fuoco e amore. L'installazione è creata con legno, gesso, cemento, tubi, carta, materiale di recupero provenienti dal lavoro e dalla vita dell’uomo, olio su tela.(Elisa Spanevello)

Ranocchio

Ranocchio è un inbook speciale realizzato dalla casa editrice Storie Cucite  in collaborazione con l’Associazione Arca Comunità l'Arcobaleno di Bologna. Un adattamento de Il libro della giungla scritto e tradotto da Garrulo Pappo, il gruppo di scrittura costituito dai ragazzi ospiti della comunità Arca Arcobaleno e illustrato dall’artista veneta Debora Antonello.
Le illustrazioni sono realizzate con tecniche miste, acquarello, china, matite, collage. In ogni opera c'è un elemento dei disegni eseguiti dai ragazzi dell'Associazione Arca.

Sentinelle

Ferme, immobili, fragili e immortali allo stesso tempo. Il mio corpo non ha radici, ma non può rimanere imbelle di fronte alla loro magia. Un incantesimo che fonde l'equilibrio armonico con la caducità dei ricordi. Gesso e memoria sono i custodi di questo segreto. “Parlare con voi è necessario e impossibile. Urgente in questa vita frettolosa e rimandato a mai.” (W.S )

Guardo il cielo, vedo la terra

Tutto è grazia. Ogni opera si consegna agli occhi e domanda taciturnità per poterne cogliere il significato e la provocazione che, nitidi, emergono dalla visione d'insieme. Un guardare che rende veggenti, il vedere contemplativo. Veggenti di che cosa? Della condizione umana letta e narrata in termini di parto, prospettiva suggerita a più riprese dall'autrice, una ininterrotta venuta alla luce da parte di una terra immaginata come albero oscuro, informe e caotico. Un vedere la terra con occhi disincantati e al contempo con occhi di speranza, nel suo profondo più profondo infatti dimora il desiderio di divenire albero luminoso che la spinge ad uscire da sé per intraprendere il viaggio verso la luce, il cui simbolo è il cielo. E nella terra – albero leggi te stesso, il cammino dell'uomo, albero oscuro nell'atto di volgere lo sguardo a un cielo non lontano...Guardo il cielo, vedo la terra è espressione di questa ricerca in cui, attraverso la sperimentazione di tecniche e materiali, l'artista è in continuo dialogo con quella natura in cui ha voluto immergersi e ha scelto come luogo da cui trarre ispirazione. Una serie di incisioni private del tempo e dello spazio, che assumono forme inaspettate e significati nuovi. Un vedere la terra con occhi disincantati e al contempo con occhi di speranza.
(Padre Giancarlo Bruni)

Fleur

Cosa fareste per avvertire i mortali che siete ancora vibranti di vita e di salute? L'artista mostra loro un “frammento” di donna, linee, curve, fianchi, colori. Ma il femminile non tollera la violenza di uno sguardo superficiale, occorre andare oltre alla sua ombra, oltre la pudenda muliebra per accogliere ciò che “porta”, il suo fiore.
(Andrea Pianigiani)

Aspettando i ciliegi in fiore

La preparazione per il viaggio verso l’Oriente è stata ancora una volta lunga e meditata, interiorizzata nel profondo, prima di diventare segno sulle matrici della sequenza di incisioni realizzate per questa mostra. Il segno, da sempre uno dei mezzi più potenti dell’artista, ritorna a raccontare le storie dell’uomo, ritrova luoghi e paesaggi già conosciuti ed esplora nuovi panorami e orizzonti.
(Micol Polacco)

Migrare

Nei dipinti che costituiscono il ciclo dedicato al tema della “migrazione” dunque si attua l’epifania delle sue più riposte intuizioni e delle sue più intime visioni sul tema del passaggio dell’uomo/corpo/materia verso la sua spiritualità, verso la sua ‘salvezza’. Questa epopea, di cui ogni popolo è stato protagonista nel passato e ora anche nel presente, è un percorso di riscatto dalla miseria, è un’aspirazione alla metamorfosi della crisalide in farfalla che si trasforma in tragedia storica e quotidiana della vita umana perché può venire contrastato, ingiustamente negato.
(Carla Chiara Frigo)

Era solo vento

Questa serie di opere traduce il soffio del vento in immagini dalla materialità volatile, dalla stesura scenica aerea, con graffiature sospese che si infittiscono come la pioggia di certi paesaggi tropicali, dall'aria così tersa e improvvisamente caria di umidità leggera.Sagome di ombre e figure di oggetti trasparenti migrano sostando temporaneamente di squarci di luce o trapassando lievi e intensi da una densità azzurrina ad un vuoto luminoso quasi accecante.
(Carla Chiara Frigo)

“Abbiamo concepito, abbiamo sentito i dolori quasi dovessimo partorire: era solo vento. Isaia 26