L'angelo necessario

L'angelo necessario

Il tempo degli angeli senza tempo

 

Aristotele a proposito degli angeli, nel De caelo (1,9) scrive:

“Sopra il cielo vi sono esseri non soggetti ad alterazioni o passioni che conducono vita ottima e eterna”

Sono esseri intelligenti e non corporei – sostanze ‘separate’ dalla materia – perchè abitano il tempo divino della durata, che nega la negazione, che è senza tempo ma scendono, dal cielo alla terra, per venire in soccorso agli uomini che abitano il tempo dell’istante che cede e cade (l’artista Debora Antonello significativamente lo chiama ‘il tempo che flette’: è il tempo edipico che ‘uccide’) e che, per questo hanno bisogno di appoggio per non cadere, di sostegno per vincere la paura e di guida per sapere dove devono andare.

 L’uomo, viandante in terra e mendico del cielo, affetto da mancanza e difettività, vivendo nel bisogno ha bisogno di incontrare gli angeli, i messaggeri della divinità. Per gli Ebrei sono quegli esseri intermedi tra Dio e l’uomo che raccolgono e portano agli uomini il messaggio di Dio.

L’artista traccia linee sottili, quasi appena accennate, per delineare la loro figura: colpiscono quelle che segnano le gambe e le braccia perché quasi sfuggono alla vista lasciando un’immaginabile scia a segnalare l’infinità della loro natura, l’eterno verso cui sono orientate.

Le loro braccia non possono che essere aperte: simbolo e invito di incondizionata accoglienza. Nell’immaginario popolare si parla di ‘angelo custode’ laddove il custode non è colui che racchiude e vigila per impedire la fuga ma chi, liberandoti, dischiude orizzonti e, rassicurandoti, ti protegge.

Qualcuno a cui ci si può affidare perché in lui si ripone piena fiducia: ci si abbandona infatti nelle braccia accuditive dell’angelo liberi dai pesi del passato, che ti imprigionano, e dalle angoscie di un futuro percepito come minaccia. Solo se la fede è cedimento, abbandono e resa ci si può sentire liberati da ciò che ci opprime e, dunque, finalmente liberi.  

L’angelo ‘annuncia’, prevede e indica la via e, dicendo ciò che sarà, ti libera dalla paura e dall’incertezza del vivere permettendoti una vita piena seppur nella contezza della sua finitudine.

L’angelo predica e pratica il linguaggio dell’amore che è la grammatica della dedizione e del dono, della cura che si dà e che si riceve. Non a caso ogni innamorato dice alla sua amata: “Tu sei il mio angelo”. Quella ‘porta’ che mi ha permesso di varcare la soglia della vita e mi ha dato il coraggio di vivere all’aperto, nel mondo.